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Trento: Di padre in figlio

Presentazione del libro di Franco Nembrini.

"Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare”, è il tema dell’incontro pubblico con il prof. Franco Nembrini, Rettore del Centro scolastico “La Traccia” di Calcinate (Bergamo), in programma venerdì 13 gennaio alle 18.00 nell’aula magna dell’Istituto tecnico industriale M. Buonarroti, in via Brigata Acqui 15 a Trento. All’argomento Nembrini ha recentemente dedicato un libro (edizioni Ares) che presenterà in quest’occasione. Promotori dell’iniziativa sono Edus - Educazione e Sviluppo, il centro culturale Il Mosaico, il Sindacato delle famiglie, il centro per la didattica e l’innovazione Diesse e l’associazione culturale Nitida Stella. La partecipazione è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado

Sembrano sempre più complessi e appaiono talvolta insormontabili gli ostacoli, le barriere e i problemi che genitori, insegnanti e adulti alle prese per diverse con bambini e ragazzi devono affrontare. L’impressione è che per entrare in rapporto con loro occorrano conoscenze, competenze e tecniche adeguate ai “mondi” dell’infanzia e dell’adolescenza. Armamentario di cui non solo padri e madri, ma perfino molti navigati docenti e addetti ai lavori sono sprovvisti. Di qui il crescente, anzi, massiccio ricorso ai cosiddetti “esperti” – psicologi, pedagogisti, scrittori gettonati, specialisti di vario tipo – chiamati a suggerire alle scuole e alle famiglie efficaci soluzioni da adottare con figli e alunni per favorire una loro crescita equilibrata e possibilmente tranquilla, al riparo dal rischio di sgradevoli scivoloni, incidenti e cadute lungo questo primo e delicato tratto dell’esistenza personale e sociale. A questo punto sorge però una domanda: il fatto di rivolgersi spesso a consulenti (il cui mercato è non a caso fiorito negli ultimi anni) per fronteggiare i mille nodi della maturazione e dello sviluppo di giovani e giovanissimi, non nasconde forse la tendenza a “medicalizzare” il rapporto che gli adulti hanno con loro? Non si elude così il vero problema: quello della fatica di educare? Fatica di educare che, se appartiene ad ogni epoca, nella nostra risulta molto più indigesta. Il perché sta nel profondo disagio derivante dall’incapacità dell’attuale generazione adulta di “consegnare” ai giovani un certo bagaglio di saperi e di valori. Non si riesce, in sostanza, a trasmettere loro (dal latino tradere, radice della parola tradizione) un’idea positiva della vita. Ed ecco la spasmodica ricerca di esperti che indichino qualche rassicurante scorciatoia.Il baricentro dell’attenzione si sposta dunque dai ragazzi agli adulti. Sono loro – siamo noi – il problema. Un problema di fragilità che genitori e insegnanti non riescono né possono dissimulare a lungo davanti a figli e studenti. Una fragilità che affiora anche quando chi siede in cattedra ostenta sicurezza con idee e atteggiamenti incapaci di reggere alla prima difficoltà. Bambini e ragazzi se ne accorgono subito e ai loro occhi i “grandi” perdono ogni credibilità.La crisi educativa è quindi innanzitutto crisi dell’adulto. Nessuna tecnica o escamotage può tacitare questo dato. C’è bisogno, insomma, di ripartire dalla testimonianza. Che questo sia il punto della questione è documentato nel libro “Di padre in figlio, conversazioni sul rischio di educare” (Ares, 2011) di Franco Nembrini. Fondatore e rettore dell’istituto paritario “La Traccia” a Calcinate, in provincia di Bergamo, l’autore racconta di una vita, la sua, interamente attraversata, provocata, mobilitata dall’esperienza educativa. Prima in famiglia – quarto di dieci figli –, poi da insegnante in varie scuole, infine come genitore. Non è tipo da salotti televisivi, Nembrini, né assomiglia ai raffinati affabulatori sempre pronti a elargire consigli sul come porsi nei rapporti con i ragazzi. No. Ogni volta, alle decine di migliaia di giovani e di adulti incontrati in questi anni, ha raccontato chi è, e del suo lavoro. Il libro dice della povertà conosciuta da piccolo (padre operario e poi bidello), della sua indole ribelle e incline a rigettare l’autorità, ma anche di quando una professoressa seppe accendere in lui il gusto dell’insegnamento, e dell’incontro con un uomo – don Luigi Giussani – che lo accompagnò alla scoperta del senso della vita. Una mamma, un papà, un docente, degli educatori chiamati ad occuparsi di bambini e ragazzi, non possono non leggere d’un fiato le pagine di un libro come questo, in ciascuna delle quali ritrovano situazioni, problemi, rapporti quotidianamente affrontati anche da loro come una sfida. Una sfida da cui un adulto e tutte le sue convinzioni sono continuamente messi alla prova. Una sfida così non si vince con le teorie degli esperti. Né formule precotte, per quanto geniali, possono attenuarne l’urto. Dalla testimonianza di Nembrini emerge piuttosto un metodo. Un metodo che nulla toglie all’unicità irripetibile di ogni singola relazione educativa. Ma che costringe da un lato a misurarsi seriamente con le domande dei ragazzi, dall’altro a proporre loro un’ipotesi di significato della vita e della realtà. Ipotesi ambiziosa, la cui affidabilità va saggiata attraverso un percorso compiuto insieme all’adulto. Mettendo in campo tutta l’energia della libertà. Il rispetto della libertà di figli e studenti – per cui non è che la proposta sia accolta – è l’elemento che più risalta nel testo di Nembrini. Educatore è infatti solo chi accetta un confronto serrato e senza sconti con la loro umanità. In definitiva, l’autore scommette tutto sulla libertà dei ragazzi: una libertà scossa, intrigata, sfidata dalla proposta di un’ipotesi di lavoro per la vita che va verificata con lealtà, senza pregiudizi. Colpisce, in questo libro-testimonianza, anche l’appello ai genitori perché non si scandalizzino dei loro errori e delle loro incoerenze. Perché la bontà della proposta che rivolgono ai figli supera e abbraccia i loro stessi sbagli. Come accade a chi si sente amato di un amore più grande della sua incapacità di corrispondervi. Solo così è possibile ridire sempre il proprio “sì” all’avventura della vita. «Solo così – osserva Nembrini – può continuare ad accadere quel miracolo che sempre è stata l’educazione e che ha garantito, nel bene e nel male, anche in momenti terribili della storia, che il mondo andasse avanti». (Antonio Girardi)

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