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Milano: L'insulto. L'impossibile convivenza?

Proiezione del film di Ziad Doueiri

Proiezione del film "L'insulto. L'impossibile convivenza?" di Ziad Doueiri organizzata dall'Associazione "Il Circolino". Nella Beirut di oggi un banale incidente diventa in breve tempo una disputa che vede coinvolti interessi politici di rilevanza nazionale.
Cosa rende possible l'impossibile convivenza tra due popoli divisi da un odio così profondo e ancora sanguinante, a pochi anni dalla fine della guerra del 1990?
Man mano che questo surreale processo li costringe a mettersi uno di fronte all'altro, i due protagonisti si rendono conto di condividere la stessa condizione umana fatta di dolore, ma anche di aspirazione di giustizia e di bellezza.

Riflessioni a caldo dopo la visione de L'Insulto

Un banale incidente diventa in breve tempo una disputa che vede coinvolti interessi politici di rilevanza nazionale.
Cosa rende possibile l’impossibile convivenza tra due popoli divisi da un odio così profondo e ancora sanguinante, a pochi anni dalla fine della guerra del 1990?
L’obiettivo del regista non si limita però all’analisi “dal di dentro” del drammatico scenario libanese: la diatriba tra il libanese cristiano Tony e il rifugiato palestinese Yasser trascende infatti i confini del martoriato contesto medio-orientale, per assumere via via i contorni dello scontro paradignamtico e irriducibile tra due uomini, entrambi profondamenti convinti della correttezza non negoziabile della propria convinzione e quindi non disponibili ad alcun compromesso.
Da dove può nascere dunque la capacità di mettere in disparte il proprio orgoglio ferito e riconoscere nell’altro non un avversario da abbattere, ma un potenziale fratello?
Man mano che un processo quasi surreale li costringe a mettersi uno di fronte all’altro, i due protagonisti si rendono conto di esser strumentalizzati dalle due parti politiche, ma anche di condividere la medesima posizione umana, riflesso di un dolore insopportabile, ma anche e soprattutto di aspirazione di giustizia e di bellezza.
Entrambi si scoprono accomunati, loro malgrado, delle medesime terribili sofferenze patite a seguito del massacro delle rispettive famiglie, durante quei terribili anni di conflitto. Erano e sono tuttora su fronti contrapposti, ma hanno condiviso la stessa tragica esperienza umana e dunque portano su di sé la stessa insopportabile ferita.
Ma non è tanto la pur tragica esperienza della guerra a renderli consapevoli di essere paradossalmente così simili, quanto piuttosto la reciproca scoperta di una comune sensibilià umana, di uno stesso sguardo positivo sulla realtà, come traspare dalla cura e passione che mettono nel loro lavoro, rivelato ad esempio dal divertente siparietto dalla loro avversione per i prodotti cinesi a basso costo e scarsa qualità.
Quando l’elettrauto Toni ripara l’auto del capocantiere Yasser, fermata da un improvviso guasto, non lo fa per un impeto quasi involontario di solidarietà, per una sorta di empatia buonista, ma per la necessità “professionale” di dover aggiustare un impianto rotto, per una sorta di imperativo morale che lo spinge a sistemare le cose che non funzionano correttamente.
E’ lo stesso atteggiamento dell’ingegner Yasser quando svolge con scrupolo e precisione il proprio lavoro, scegliendo le attrezzatture e i componenti migliori per tutelare i propri operai e realizzare opere a regola d’arte per i suoi clienti.
Lo sguardo carico di stima e complicità che si scambiano alla fine, all’uscita del tribunale, riassume tutta questa consapevolezza di essere vittime di una stessa violenza, ma anche protagonisti di una possibile e necessaria rinascita, basata soprattutto sul riconoscimento di una comune inestirpabile profonda umanità.
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