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Torino: Vincent Nagle

Testimonianza della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo

In occasione dell’Anno della Fede il Centro Culturale Pier Giorgio Frassati in collaborazione con l’Associazione Carlo Tancredi e Giulia di Barolo. propone l’incontro-testimonianza con Vincent Nagle della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. E’ la testimonianza della meravigliosa avventura di Vincent, un’avventura capace di infilarsi e di erodere pian piano e in maniera benefica le pieghe (e le piaghe...) della storia. Una splendida avventura, che si chiama Fede. Un’avventura vissuta fino in fondo, tra slanci di giornate epiche (quelle in cui ognuno di noi si sente dentro una forza tale che vorrebbe spaccare il mondo) ed altre che assommano tutte le miserie umane. Una fede che ha portato Nagle dala natìa California a Gerusalemme, passando per mezzo mondo, Italia compresa.

"La mia vita – racconta subito Vincent – è stata una sorta di spostamento di attrazioni: prima sono stato attratto dall’ebraismo, poi dall’islam – almeno in senso accademico – fino al cristianesimo, cui appartengo in maniera definitiva". Una madre ebrea, un papà di origini irlandesi ma, ancor più lontane, tedesche. E in tedesco Nagle vuol dire ‘chiodo’. E, proprio come si fa con un chiodo, Vincent usa il martello della fede per scavare nelle coscienze, ad iniziare dalla sua. E’ così, solo così, che il prossimo non diventa qualcosa di astratto, ma un imperativo di vita. Da quando, ancora piccolo in casa, Vincent si lamentava con la mamma di non riuscire a far bene come altri suoi compagni di classe, e la donna lo invitava a guardare piuttosto a quelli rimasti indietro. La vita a Vincent – ovviamente qui è impossibile sunteggiarla, sono 52 anni così intensi da sembrare mille! – gli scorre addosso e attorno. Con incontri, apparentemente minimi, che scavano un solco imprescindibile. Come Ahmad, studente di Economia a Betlemme. Lo aiuta con l’inglese e la sua famiglia, benché munsulmana, accetta volentieri in casa quel prete cattolico. Ma alcuni suoi amici no: “Lascialo perdere”, gli intimano. Vincent lascia l’amico libero di scegliere e questi non gli fa solo un complimento, ma lo mette a nudo, inchiodandolo (ed ecco quel chiodo che torna…) davanti ad una precisa responsabilità di vita, dicendogli: "Tu mi hai voluto più bene di loro. Io scelgo te".

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