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Trieste: Credere in un mondo scristianizzato

Incontro con Davide Rondoni

Quale primo incontro del ciclo "Anno della Fede: credere nelle circostanze" é stato invitato il poeta e scrittore Davide Rondoni.

Di seguito articolo scritto da Stefano Bochdanovits per il sito web del settimanale Vita Nuova.

Altro che valori e dottrina, noi cristiani mangiamo vivo Gesù ogni volta che facciamo la Comunione! Ma cosa significa “credere” in un mondo “scristianizzato”?
Il titolo della conferenza di Davide Rondoni, organizzata dal Centro Culturale Bellomi la sera del 3 giugno in Stazione Marittima, ha scandalizzato qualcuno. Ma la società scristianizzata è semplicemente un luogo, come la Palestina di duemila anni fa, dove non si conosce Gesù. Se credere significa conoscere, la conoscenza inizia sempre con un incontro, con una esperienza come quella dei primi che stavano con Gesù e lo seguivano nel suo cammino. Può ancora capitare – racconta Rondoni – quello che successe al poeta triestino Umberto Saba quando chiese di essere battezzato. Gli risposero: “devi fare un corso”. “Allora non mi interessa”. Come se io chiedessi di giocare a calcio e mi dicessero che devo prima conoscere il significato della bandierina gialla del corner. Senza esperienza non conosciamo nulla. Se facciamo esperienza allora sì, forse ci interessa anche approfondire quello che ci è capitato, per farlo più nostro. Rondoni cita Saba che si chiedeva “chi sono io?” e James Joyce che si domandava “qual è il mio viaggio?”. Molti se ne sono andati dalla Chiesa per la noia di “affrontare un viaggio con la suocera”, cioè con uno che ti ripete in continuazione regole e istruzioni per vivere, uno che ti soffoca. Come certi preti, alla messa della domenica, che presentano il cristianesimo come una norma di comportamento. Se dipendesse dai loro discorsi, ti farebbero perdere la fede. “Io ho chiesto il permesso di uscire a fumare durante l'omelia”, ha scherzato Rondoni, ma chi di noi non ha provato almeno una volta la stessa sensazione?

Oggi le persone, sostiene Rondoni, non si dividono tanto tra credenti e atei, piuttosto tutti credono in qualcosa: nel proprio io, nel denaro (anche se nessuno lo confesserebbe mai), nel potere, nel sentimento che ti fa dire “tu sei tutto per me” e che spesso finisce nelle tragedie che leggiamo sui giornali. Sono tutte forme di idolatria, che facevano dire a Pasolini (che pure era un pedofilo, ricorda Rondoni): “non potete rimpiangere ciò che non avete mai avuto”. Tutti gli idoli prima o poi deludono. E invece il cristianesimo?

Alla fine della conferenza, non sistematica ma ricca di spunti come può essere una poesia, Rondoni è “costretto” a parlare di Gesù, sul quale sta finendo di scrivere un romanzo che sarà presto nelle librerie. E' difficile capire il cristianesimo per chi non ha fatto un'esperienza come quella degli apostoli: vedere uno che va in giro con i suoi amici, il rapporto tra un santo e la sua compagnia. Non si capisce perché, ad esempio, ad un certo punto Gesù abbia risuscitato Lazzaro proprio una settimana prima di morire in croce. “Perché?” si chiede Rondoni, con tutta la gente che muore! La risposta la immagina così: Lazzaro era suo amico! Aveva pianto per lui. Immaginava ciò che lo aspettava a Gerusalemme, dopo Betania, e forse desiderava che Lazzaro gli stesse vicino, che condividesse con lui quel che doveva succedergli. Capiva, come nessun altro, che quelli che lo seguivano non erano interessati a Lui quanto ai suoi miracoli: guariva, ridava la vista ai ciechi e la parola ai muti, sfamava la folla con cinque pani e due pesci... Perché non ha risolto i problemi dei poveri? Le idee gli venivano nelle circostanze, come quando disse, per sfidare i presenti, “chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non entrerà nel Regno dei cieli”. Tutti se ne andarono. Solo gli apostoli, gli amici che avevano vissuto con Lui, alla fine sono costretti a dire “Anche noi non capiamo, ma se andiamo via da Te, da chi andiamo? Tu solo hai parole che danno senso al vivere”. Mangiare la carne e bere il sangue di Cristo: noi cristiani dovremmo stare più attenti – conclude Rondoni – a quello che facciamo quando andiamo a Messa. Cristo non è venuto a risolverci i problemi, ma è venuto per stare con noi, per me. Perché potessimo essere noi stessi ogni giorno.
(Stefano Bochdanovits)


Articolo scritto da Giulia Basso pubblicato a pagina 27 del quotidiano triestino "Il Piccolo".


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