Seguici su:

Eventi

Gessate (Mi): Se mai potrai capire

Presentazione del libro di Marco Andreolli

Il Centro Culturale San Mauro ha organizzato la presentazione del libro "Se mai potrai capire“ di Marco Andreolli (Marietti, 2010). Un figlio, viene messo dal padre, alto esponente del partito comunista, al corrente di un segreto, che gli cambierà la vita, perché lui non si difenderà da quella realtà, ma si lascerà cambiare.
E' intervenuto Marco Andreolli, autore.

Cronaca dell'incontro (di Maurizio Vitali)
“Al numero 272 del quartiere Mala Strana di Praga siete tutti i benvenuti, il lunedì sera”. Questo cartello si leggeva negli anni ’50 sulla porta di casa di Ruzena Vakova, una professoressa di archeologia classica, condannata a morte dai nazisti, scampata miracolosamente all’esecuzione grazie all’avanzata liberatrice dell’Armata Rossa, ed ora, 1952, in procinto di essere arrestata e spedita nel lager dal regime comunista. L’amicizia del grande teologo Josef Zverina l’aveva aiutata a sciogliere il dilemma cruciale tra nichilismo e positività, tra nulla e Dio ed ora, il primo giorno della settimana ospitava soprattutto membri della “Rodina”, il circolo cattolico di origine slovacca attivo nel mondo universitario: il suo appartamento si trasformò in una specie di salone artistico-letterario, un’oasi spirituale per credenti e non credenti, di vario orientamento politico. Tutto ciò a dispetto del regime ateo comunista del fedelissimo di Stalin, Klement Gottwald.
Sembrava di respirare la stessa aria la sera di un lunedì di inizio primavera non a Praga ma a Gessate, hinterland milanese, nell’ottocentesco salone d’onore della Villa Daccò, pavimento in cotto antico e grande camino in marmo rosato, diverse decine di persone a riempire ogni spazio del salone per dialogare con l’autore su un romanzo pubblicato qualche anno fa. L’autore è Marco Andreolli, il volume edito da Marietti si intitola “Se mai potrai capire”, il protagonista è un giornalista dell’Unità, Luca Varni, comunista figlio di un comunista-eroe senza macchia, leggenda vivente dell’assoluta dedizione alla causa e al partito. Il romanzo narra il percorso del profondo cambiamento di Luca, innescato da uno strano accenno che in punto di morte il padre gli fa sul proprio passato. Il giornalista segue quell’esile indizio fino a imbattersi nell’imprevisto affiorare di una realtà ignorata e sconvolgente: il “segreto” di vergognose nefandezze che l’inossidabile eroe della rivoluzione proletaria aveva compiuto nel ’37 a Mosca, sacrificando l’amico e persino la moglie al partito.
La “Ruzena” della serata gessatese è una prof che ha voluto e realizzato, con il Centro Culturale San Mauro, il dialogo pubblico con lo scrittore per la semplice ragione d’essere stata molto profondamente colpita dal romanzo, dalla vicenda del cambiamento del protagonista, da cui è nata l’dea della rassegna di film e libri (book&moovies),”Uomini cambiati” di cui il libro di Andreolli è la seconda tappa. Ne è uscito un dialogo a molte voci non intellettualistico né accademico, ma tutto teso a interrogarsi sulle dinamiche profonde dell’esperienza umana.

La prima domanda va subito al centro della questione:

- Che cosa permette il cambiamento di Luca (e di ogni uomo)?

“Di certo un fatto, la traccia lasciata dal padre, alimenta la pre-condizione del suo cambiamento. Però la disponibilità reale al cambiamento dipende dalla semplicità del cuore,
per cui ogni fatto ha la possibilità di essere prepotentemente decisivo. L’itinerario per scoprire che cosa c’è di interessante nella vita è concedere credito alle cose che succedono: tutto quello che succede nell’orizzonte della giornata può diventare decisivo.”

- Ma come si può accogliere una cosa che sconvolge la vita? Come si fa a non difendersi dal cambiamento?

Innanzitutto vediamo cosa accade a Luca: l’amore per il padre, da cui è affascinato, e la curiosità per qualcosa che non conosce di lui, sono una spinta che non riesce a trattenere e che va esattamente in direzione contraria a come aveva sempre vissuto, vale a dire difendendosi. Luca si difende dalle cose, un po’ come tutti, per paura di farsi male. Ciò si rende particolarmente evidente nel rapporto con la sua compagna: il padre è sul letto di morte e lui nemmeno la avvisa; lo sta accompagnando al cimitero e lui la manda via. Però quando scopre quella verità così inimmaginabile a riguardo di suo padre, ne rimane tanto spiazzato che mette in discussione se stesso. Lui aveva seguito le orme paterne, in tutto e per tutto. Scoprire che il padre è un’altra cosa, che ha mercanteggiato se stesso per dedizione totale al partito, gli fa mettere in crisi non solo la stima e l’amore per il padre, ma se stesso, la sua storia, la sua cultura, il suo riferimento politico, la sua vita. E quando è giunto al culmine della devastazione, quando tutto è venuto meno, Luca alza il telefono e chiama la sua donna, e piangendo le dice: Ho bisogno di te. La vera dimensione umana è quella in cui l’uomo riconosce se stesso e il proprio bisogno. Anche io ho vissuto e vivo tanti dei miei sforzi per essere nelle condizioni di non aver mai bisogno di niente e di nessuno. Che è il modo più brutto per distruggere me stesso, perché quello che ho di più bello di me è il mio bisogno.

- Ci si difende per non farsi male, poi ci ritroviamo scontenti: ma allora perché ci si continua a difendere?

Io ho passato tanto tempo a difendermi dalla realtà, ad affermare l’immagine delle cose come io vorrei che fossero: di come dovrebbe essere mia moglie, i miei figli, di come i miei amici dovrebbero trattarmi. Così uno si riduce sempre di più lo spazio di azione a quello che può controllare. Invece la realtà potrebbe diventare la terra dove può svilupparsi un itinerario diverso da quello che avevo immaginato. La realtà per me è diventata la condizione , le cose che succedono sono il percorso, l’itinerario per scoprire il posto mio. La possibilità di scoprire il mio posto nel mondo”.

- Si parla nel libro di una dedizione ideologica assoluta, quasi religiosa, di questi uomini al partito (dedizione che rivela il suo volto disumano. Non ci può essere anche un’adesione alla Chiesa vissuta in maniera ideologica?

A sorpresa la risposta stavolta arriva dal pubblico, da una persona che ha vissuto sulla sua pelle la dedizione ad un’ideologia: “L’ideologia è semplicemente la logica di una idea, l'unico movimento possibile al suo interno è la deduzione . Chi l'ha usata per governare il mondo ha tolto di mezzo la realtà per poter sviluppare questa deduzione intesa come unica verità. Chi ha creduto in questa idea si è dato totalmente a lei e al suo ingranaggio di deduzione, si è trasformato nell'unico ruolo che l'ingranaggio gli offriva: o carnefice o vittima. Da qui i campi di concentramento: il bene dell'umanità è fare spazio alla verità , quindi alla logica della mia idea, io devo eliminare gli ebrei o eliminare i capitalisti e azzerare la possibilità che qualcuno agisca in modo diverso dalla deduzione logica. Scompare quindi la libertà: di pensare, di esistere nella mia unicità, mi devo fare massa, devo appartenere a questa logica nella mia totalità (ecco il totalitarismo). Qui Dio non c'è , io decido cosa creare e cosa distruggere. Dio invece ci ha creato soprattutto liberi di aderire alla sua volontà e al suo amore, ci ha donato non un’idea ma una realtà, Gesù, che con la sua resurrezione ci assicura il perdono che porta a nuova vita. Tutto in questo disegno è in funzione dell’ unicità della persona, dell'io che è chiamato a non morire mai. Come ha detto la Arendt, filosofa politica ebrea, la rivoluzione più grande dell'umanità è stata quella del cristianesimo: il perdono. Appartenere alla chiesa è scegliere di diventare talmente liberi da perdonare la libertà dell'altro: nulla è più lontano dall'appartenenza ideologica. Qui l'unico movimento non è la deduzione logica ma la capacità di amare.”

Riprende Andreolli: Hannah Arendt era scioccata dalla banalità, dalla mediocrità. Non erano invece mediocri gli uomini che nel ‘37 hanno totalmente consegnato la vita al partito. Dov’è dunque l’errore? Nel fatto che uno ad un certo punto smette di avere coscienza del proprio bisogno e abbandona il percorso incessante della consapevolezza di sè. Nel romanzo, si racconta di un gruppo di persone innocenti, in una sperduta provincia russa, portati nel lager per decisione del partito. L’amico di Luca di fronte a questo orrore ha un sussulto e si ferma, mentre il padre di Luca non ci pensa neanche: il partito aveva ordinato, cos’altro ci sarebbe da valutare? Eppure avevano conosciuto quegli uomini, sapevano che erano innocenti. Ma solo l’amico si lascia scalfire e riprende coscienza di sè, di che cosa ha bisogno per vivere. E’ un lavoro che non finisce mai: ogni mattina si ricomincia.

Lasciando Villa Daccò quella sera tutti si sono sentiti arricchiti di qualcosa di importante per sé. Esattamente come accadeva a chi usciva dal civico numero 272 del quartiere Mala Strana, nella Praga di 60 anni fa.
(Maurizio Vitali)


Quando

Dove

Organizzato da