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Genova: 150 anni di sussidiarietà in Italia

Mostra itinerante, riproduzione della versione presentata dal Presidente Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini 2011

Il Centro Culturale Charles Péguy, in collaborazione con le associazioni genovesi "Il Pensiero Dominante" e "Noi studenti", si è fatto promotore dell'allestimento della mostra 150 anni di sussidiarietà.Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo, che verrà esposta dal 20 al 29 aprile nel Porticato di palazzo Ducale a Genova, con orario continuato dalle 10 alle 18 e possibilità di visite guidate.
Il Centro Culturale Péguy, inoltre, in collaborazione con Oratorium Onlus, promuoverà, in occasione della mostra, quale approfondimento delle tematiche da essa affrontate, un incontro dal titolo:
La sussidiarietà in Italia: una storia di creatività sociale


Michele Rosboch è professore associato di Storia del Diritto Medioevale e Moderno all'Università degli Studi di Torino, curatore della mostra.
Maria Stella Rollandi è professoressa di Economia all'Università degli Studi di Genova.
Davide Gandini è segretario Generale Piccolo Cottolengo di Don Orione e membro dell' Istituto Paverano di Genova.


Mostra 150 anni di Sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo
Nel 150° anniversario dell'unità d’Italia, la Fondazione per la Sussidiarietà ha promosso una mostra per documentare la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà.

Punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo valga “più di tutto l’universo” e non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. 
Questa concezione di uomo ha dato vita a una grande civiltà, che precede il formarsi dello Stato unitario, ricca di diversità unificanti, alla quale hanno contribuito tutti gli italiani, in diversi modi, con il loro lavoro, le loro millenarie tradizioni, il loro impegno sociale e politico, costruendo un grande Paese.

La prima parte della mostra affronta quattro periodi cruciali dal 1861 a oggi: dall’Unità alla Grande Guerra; il Fascismo e la Seconda Guerra mondiale; l’Assemblea Costituente; il boom economico e il post Sessantotto. Attraverso questo excursus viene messa in luce l’operatività sociale “sussidiaria” promossa dalle grandi tradizioni popolari (sia religiose che laiche) mediante un percorso dinamico fatto di iconografia, letteratura, stampa e cinema. 

Il “miracolo” che gli italiani, alla fine del percorso descritto, avranno realizzato, pur tra le inevitabili contraddizioni e distorsioni, non sarà solo quello della promozione dell'Italia a grande potenza industriale, ma anche quello di una virtuosa collaborazione tra ceti sociali e tra i rappresentanti delle istituzioni pubbliche.

La seconda parte della mostra offrirà spunti di riflessione sull’attuale momento di stallo - ideale prima che economico e istituzionale - che sta vivendo il nostro Paese, di fronte al quale non basta richiamare l’importanza del rispetto delle regole, ma occorre scommettere sul desiderio e la capacità di ogni singola persona di costruire il bene comune. Non è possibile alcuna svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore.

Anche oggi, ciò che ha qualificato il secolare sviluppo italiano - l’azione di persone educate a vivere ideali basati su una concezione non ridotta di uomo, di società, di economia - può quindi ricostituire il tessuto connettivo di un popolo fatto da persone che si mettono insieme non per andare contro qualcuno o qualcosa, ma per costruire giorno per giorno pezzi di vita nuova all’altezza dei desideri più profondi, di verità, giustizia, bellezza, felicità…

Con questo percorso, la mostra della Fondazione per la Sussidiarietà vuole offrire una riflessione sull'originalità dell'identità italiana: un giudizio e un suggerimento per un nuovo inizio.

A cura della Fondazione per la Sussidiarietà.
Comitato Scientifico: Luca Antonini, Maria Bocci, Edoardo Bressan, Marta Cartabia, Gianluigi Da Rold, Michele Rosboch, Giulio Sapelli, Andrea Simoncini, Vincenzo Tondi della Mura, Gian Luigi Trezzi, Giuseppe Verde, Lorenza Violini, Giorgio Vittadini, Danilo Zardin.
Con la collaborazione di un gruppo di studenti universitari.
La mostra ha ricevuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia.

Benedetto XVI 
La molteplicità dei soggetti, delle situazioni, non è in contraddizione con l’unità della Nazione, che è richiamata dal 150° anniversario che si sta celebrando. Unità e pluralità sono, a diversi livelli, […] due valori che si arricchiscono mutuamente, se vengono tenuti nel giusto e reciproco equilibrio. Due principi che consentono questa armonica compresenza tra unità e pluralità sono quelli di sussidiarietà e di solidarietà, tipici dell’insegnamento sociale della Chiesa. Tale dottrina sociale ha come oggetto verità che non appartengono solo al patrimonio del credente, ma sono razionalmente accessibili da ogni persona. 

 Discorso ai membri dell’ANCI, 12 marzo 2011
Giorgio Napolitano 
Non lasciamoci paralizzare dell’orrore della retorica: per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. […] Nella nostra storia e nella nostra visione, la parola unità si sposa con altre: pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà. […] Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. […] Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso.

Discorso alle Camere, 17 marzo 2011


Luigi Giussani 
 


 Una cultura della responsabilità deve mantenere vivo quel desiderio originale dell’uomo da cui scaturiscono desideri e valori: il rapporto con l’infinito, che rende la persona soggetto vero e attivo della storia. Una cultura della responsabilità non può non partire dal senso religioso. Tale partenza porta gli uomini a mettersi insieme. E non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente; così che l’insorgere di movimenti è segno di vivezza, di responsabilità e di cultura, che rendono dinamico tutto l’assetto sociale attraverso l’affronto dei bisogni in cui si incarnano i desideri, immaginando e creando strutture operative capillari e tempestive che chiamiamo “opere”. Le opere costituiscono vero apporto a una novità del tessuto e del volto sociale. La politica deve decidere se favorire la società esclusivamente come strumento, manipolazione di uno Stato e del suo potere, oppure favorire uno Stato che sia veramente laico, cioè al servizio della vita sociale. Discorso al Convegno di Assago, 6 febbraio 1987


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