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Video CMC: Lepori-Zamagni, i 900 anni della Charta Caritatis

Rivedi il video dell'incontro del Centro Culturale di Milano
900 anni della Charta Caritatis (1119, Citeaux)
Attualità del primo documento sulla democrazia


L'incontro si è svolto Venerdì 18 ottobre 2019 nella Sala di via S. Antonio, 5 a Milano, con Padre Mauro Giuseppe Lepori, Abate generale dell’Ordine Cistercense
Stefano Zamagni, Presidente Pontificia Accademia per le Scienze Sociali, docente di Storia economica, Università di Bologna e Camillo Fornasieri, Direttore CMC

Dal sito del Cmc: 900 anni fa, prima ancora dell’Inghilterra, un nucleo di comunità concepiva una Charta che regolava il senso dei rapporti di tutta l’Europa.
Tale era già e in brevissimo tempo fu, l’estensione geopolitica dei monasteri di Citeaux e tale fu la forza di quelle idee che possiamo considerare la Charta Caritatis il primo testo e coscienza della Democrazia: la Charta fu scritta dai tre fondatori del neo ordine Benedettino.
In un Europa di oggi ancora incerta tra i giustappesi e misure tra istituzioni e comunità, tra popoli e nazioni, tra gruppi sociali e corpi intermedi, ecco apparire la grande questione: la Carità. Ma che cosa c’entra con la società attuale? Lo scopriremo in questa conversazione.

Uno scritto di don Luigi Giussani sulla Democrazia entrerà in scena nella serata con i due protagonisti, l’Abate generale dell’Ordine Cistercense Mauro Giuseppe Lepori –che si è recentemente espresso sui temi della convivenza e della contemporaneità- e Stefano Zamagni, economista, uno dei padri del ruolo del Non Profit, attualmente posto da Papa Francesco come Presidente della Pontificia Accademia di Scienze Sociali.

Pensare che la fatica e crisi attuale dei dinamismi delle nostre società, che chiamiamo democrazia (rispetto anche ad altre parti del mondo che vengono ammonite sui cosiddetti “diritti umani”) non c’entri con la profonda crisi antropologica è un’illusione e una irresponsabilità di molta cultura e classe dirigente e istituzionale, che stenta a chiedersi quali fattori culturali, di senso ed educativi l’abbiano provocata.

Qual è il cuore della convivenza? Quale legame tra singolo, diritti individuali e comunità? Che radice ha il dialogo e la responsabilità? Economia e finanza che poteri sono e invece debbono rappresentare? E’ ancora possibile una verità ormai è troppo tardi?

“Prima ancora che le abbazie cistercensi cominciassero a moltiplicarsi, l’abate Stefano e i suoi confratelli stabilirono che non venissero assolutamente fondate abbazie in nessuna diocesi, senza che prima il vescovo avesse accettato un decreto scritto e firmato tra il monastero di Cîteaux e gli altri da esso fondati, onde evitare dissensi tra i vescovi e gli stessi monaci.

Pertanto in questa Charta, i suddetti fratelli, allo scopo di non compromettere in futuro la vicendevole pace, hanno evidenziato, stabilito e tramandato ai loro posteri a quale condizione ed in qual modo, anzi con quale carità i loro monaci, separati fisicamente nelle abbazie sparse nelle diverse parti del mondo, fossero indissolubilmente uniti nello spirito. Deliberarono anche che questo scritto si chiamasse Carta di Carità, poiché il suo statuto, rifiutando ogni tipo di esazione, si ispira unicamente alla carità e al bene delle anime sia nelle cose divine che umane”.

(p. Goffredo Viti, O. Cist.)

“Charta caritatis, documento meraviglioso, redatto dai primi tre fondatori Cistercensi che andrebbe letto oggi perché già allora, 900 anni esatti fa, avevano capito tutto quello che sarebbe successo” (Stefano Zamagni)