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Il Centro Culturale Masssimiliano Kolbe
per il tempo di pandemia

ZONA VERDE
Prove tecniche di Resurrezione

a cura del Centro Culturale Massimilano Kolbe di Varese

Il Centro Culturale di Varese, in questo periodo di pandemia in cui l'Italia tutta è Zona Rossa, per le misure cautelari rese necessarie in questo periodo di pandemia, ha avuto la felice intuizione di creare un punto dove poter guardare cosa fiorisce anche in questi tempi e non farci così soppraffare dalle notizie di morte, perchè l'uomo è fatto per la Resurrezione. Nasce così la Newsletter ZONA VERDE. Ogni volta all'interno di questa newsletter sarà possibile trovare vari spunti di riflessione, quali articoli di giornale, interviste, indicazioni di video dalla vita dei centri culturali, titoli di film e tutto quello che può aiutare ad alzare lo sguardo: il tutto è puntualmente suddiviso in sezioni per una più facile reperibilità di quanto è di interesse per chi legge.

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ZONA VERDE

“Il pericolo maggiore che possa temere l’umanità oggi non è una catastrofe che venga dal di fuori, una catastrofe stellare, non sono né la fame né la peste. E’ invece quella malattia spirituale, la più terribile perché il più direttamente umano tra i flagelli, che è la perdita del gusto del vivere”.

Padre Teilhard De Chardin – Il Fattore Umano

“Mendicare. Non disperare”. Così Luca Doninelli qualche giorno fa individuava in tre parole le due alternative radicali cui il tempo presente ci sollecita, tenendo in mente che la seconda può essere dissimulata sotto una spessa coltre di pensieri colti, discorsi eruditi, spiegazioni sofisticate. La mendicanza indicata da Doninelli è la stessa che Don Luigi Giussani evocava nella sua testimonianza il 30 maggio del 1998 in Piazza San Pietro come l’unica possibilità di protagonismo vero nella storia del mondo. Come possiamo vivere da uomini, senza perdere qualcosa di noi stessi, anche in queste giornate per alcuni dolorose (i tanti malati, non solo di Covid-19, i medici e gli infermieri), per moltissimi altri piene della
stranezza dello stare chiusi in casa o di ansia per sé, per qualche amico o parente?

Il riaffacciarsi della pandemia alla coscienza dell’uomo moderno, possibilità dimenticata ma ben presente in forme diverse lungo tutta la storia umana, sta insegnando di nuovo a tutti che ogni pensiero di governare la realtà come se ne fossimo padroni ultimi così da piegarla una volta per tutte alle nostre idee e ai nostri progetti è destinato a mostrarsi per quello che è: una pretesa illusoria. La disperazione, il cinismo, la recriminazione sono il destino cui la pretesa umana va incontro quando la realtà si mostra nella sua natura irriducibile, sfuggevole e imprevedibile, che scombina i nostri piani e ci costringe a rivederli radicalmente.
Così ciò che non pensavamo potesse più mettere in pericolo il nostro progredito mondo appare e ci mette in crisi, costringendoci a ripensare al nostro rapporto con il dolore, la morte, il destino, i rapporti, il lavoro, senza poter più fare affidamento sulle sicurezze del tempo precedente.

Ma c’è chi si lascia interrogare dalla circostanza, accettandola fino in fondo per porre una domanda certa e forte a quel Mistero che sta oltre ogni apparenza. Cioè per mendicare. Abbiamo visto un anziano Papa camminare lungo le deserte vie di Roma per andare ad affidare la sua domanda di liberazione dal virus per
il popolo italiano e per tutto il mondo a Maria, Salvezza del Popolo Romano, e al Crocifisso miracoloso a San Marcello. Gesti semplici, umili, ma pieni di certezza. Gesti che ci ricordano una volta ancora la natura profonda della nostra umanità: bisogno infinito, grido che l’infinito stesso ci abbracci e arrivi là dove noi non riusciamo. Il virus ci mette di fronte alla nostra natura ambivalente: fragili, ma con qualcosa di irriducibile dentro di noi, che sempre cerca un incontro e un dialogo con ciò che ha la sua stessa natura infinta. Parafrasando Don Giussani: “siamo pulviscolo, ma siamo mare”. Nelle inaspettate circostanze che abbiamo da vivere stiamo scoprendo che la sfida che ci ha portato il virus non è appena non ammalarsi, ma imparare a guardarsi avendo in mente quell’infinito bisogno che ultimamente definisce ognuno di noi.

Buona lettura!

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