Seguici su:

La questione

La cultura della carota

Ieri, sentendo dagli amici dei Centri Culturali di tutta Italia come lo star di fronte alla realtà di questi giorni avesse generato, con una sconfinata fantasia di news-letter, blog, incontri in collegamento ecc, una ricchezza incredibile, mi è stato chiaro ancora una volta che la cultura è una posizione umana, uno sguardo, il riconoscimento del nesso tra l’istante quotidiano e Chi lo genera. Ce lo documenta don Giussani con l’episodio di una signora che agita un'enorme carota, eccezionale come proporzione che diceva: "Guardi Reverendo, come è grande Dio". "Questa, aggiunge don Giussani, è una posizione culturale, questa connessione stabilita tra la banalità di un fatto quotidiano, di un avvenimento assolutamente terra-terra, la carota e il destino del mondo".

Nel mio quotidiano di insegnante in questi giorni di emergenza e di relazioni a distanza, mi colpiva come la situazione drammatica metta a nudo ciascuno e nelle chat di lavoro coi colleghi emerga ogni tanto prepotente il grido di dolore, la ricerca del senso di tanto darsi da fare. Questo mi interpella, perché mi sento con loro, con lo stesso bisogno di senso e di speranza (nell’accezione di Havel di certezza che tutto ha un senso) con cui entrare ogni giorno nella giornata. E allora viene spontaneo condividere con loro quello che tiene quotidianamente in piedi me, interventi, letture, inviti alla preghiera. Allo stesso modo con i genitori e i ragazzi: mi ritrovo addosso un modo di guardarli, superando gli schemi, un’affezione alle loro persone che nasce solo dall’essere continuamente amata anche io. Ieri la rappresentante di classe mi comunicava la morte per Covid della nonna di un’alunna; io le ho chiesto di diffondere la notizia tra i genitori della classe perché i figli potessero accompagnare la loro compagna in questo doloroso momento. Per discrezione lei non lo aveva fatto, ma dopo aver chiesto il permesso alla mamma interessata, la notizia è stata comunicata. Qualche ora dopo mi arriva da un’altra mamma il messaggio che la figlia era da mezz’ora a chiacchierare con la compagna a cui era morta la nonna (non è che fossero particolarmente amiche) e la raccomandazione ”Prof, mi raccomando, non molli perché se molla lei, crolla tutto coi ragazzi”. Cosa avevo fatto? Nulla di più che essere me stessa: Io sono Tu che mi fai. Che mi fai in ogni istante, dentro la realtà che mostra la sua faccia ruvida in tanti modi, con la grazia della Tua presenza attraverso le mille testimonianze, la vicinanza , la compagnia quotidiana di amici e parenti, la preghiera del rosario, la lettera e l’articolo di Carrón. Come si può non condividere ciò che ti genera e ti rigenera ogni giorno ? E allora i broadcast del centro culturale diventano cassa di risonanza di questi strumenti che sono essenziali per me. E poi dalla nostra piccola fantasia del centro “San Mauro” ne è nato un altro: una Newsletter che è entrata nel palinsesto del Comune di Gessate e che si intitola “Il tempo della persona” e che offre a tutti video di incontri realizzati da noi o da altri, ma che risultano utili ed essenziali per noi. Un piccolo modo per dire il nostro sì, oggi, a Lui e al mondo.

Luisa Fabiani, Gessate

Rileggi l'editoriale di AIC del 19 marzo 2020 - Vivere nei giorni del Virus
Rileggi l'editoriale di AIC del 11 marzo 2020 - Zona Verde: Cultura, ripresa della vita
Rileggi l'editoriale di AIC del 29 febbraio 2020 - L'avventura della Cultura