Parma: Il giardino dei Giusti

Testimonianze per la giornata della Memoria 2016


“La presenza misericordiosa di Dio nelle circostanze si manifesta anche in eventi tragici come il genocidio degli Armeni, degli Ebrei, i gulag, talora tramite lo sguardo di un uomo che si rivolge all’altro come persona, al di là delle diversità etniche e religiose e rischia la sua vita per salvare un’altra esistenza”. L‘Associazione culturale “Eliot”, in collaborazione con DIESSE, propone un momento di ascolto dal titolo “Il giardino dei Giusti”, testimonianze di uomini che, rischiando su di sé, hanno salvato la vita di altri.
Dedicare un giorno alla memoria dei Giusti pro-voca alcune domande, intrinsecamente correlate fra di loro, e fondamentali.
Che cosa significa dedicare e memorare?
Chi sono i Giusti e di che cosa hanno fatto esperienza?
Qual è la loro importanza attuale per cui ne vogliamo oggi dare testimonianza?
Dedicare, dalla radice indoeuropea deik/dik, significa indicare solennemente con il gesto (greco deiknumi) e con la parola ( latino dicere) il manifestarsi di un avvenimento così importante da esser considerato sacro; nel verbo memorare ritroviamo la radice smar/mar comune ai verbi sanscriti quali testimoniare, scrutare, conoscere, desiderare ed amare.
Da deik/dik deriva anche la Dike greca, la giustizia intesa come ordine cosmico, divino che informa di sé, manifestandosi, ogni singolo uomo. Quindi dedicarsi alla memoria dei Giusti, vuol dire render testimonianza della sacralità della vita che si manifesta nell’azione di alcuni gesti umani nati e dettati dall’incontro con Dio.
Secondo una leggenda ebraica che riprende un versetto del Libro dei Proverbi, «Al passaggio della bufera, l’empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre.» (Proverbi, 10:25), ogni generazione conosce l’avvicendarsi di 36 uomini giusti (lamedvavnikim), dalla cui condotta dipende il destino dell’umanità.
Senza farsi riconoscere e sconosciuti gli uni agli altri, di umili professioni essi si attivano ad operare il bene ogni qualvolta nelle circostanze riconoscono la necessità di farlo.
Dal capitolo 18 della Genesi apprendiamo inoltre che Abramo, un semplice pastore delle steppe mesopotamiche, un uomo pieno di contraddizioni e di paure, il quale, contro ogni evidenza personale ed ambientale a lui favorevole, aveva dato ascolto alla chiamata di Dio e prestato fede alle Sue promesse, subito dopo aver dato ospitalità presso il querceto di Mamre a tre stranieri che si riveleranno messi del Signore, osa chiederGli di risparmiare la città di Sodoma in nome dei Giusti che in essa vi abitano.

Per venire al nostro tempo, dopo la Seconda guerra mondiale, il termine Giusti tra le nazioni è stato utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah. Giusto fra le nazioni è inoltre una onorificenza conferita dal Memoriale ufficiale di Israele, Yad Vashem fin dal 1962, a tutti i non ebrei riconosciuti come “Giusti”. Ad ogni Giusto tra le nazioni viene dedicata la piantumazione di un albero, poiché tale pratica nella tradizione ebraica indica il desiderio di ricordo eterno per una persona cara.
Giovanni Paolo II nella Dichiarazione Comune con il Catholicos Karekin II del 27 settembre 2001 aveva affermato: “La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo”.

Dal 2012 il Parlamento Europeo per commemorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi ha istituito La Giornata europea dei Giusti (in inglese European day of the Righteous) su proposta di Gariwo , la foresta dei Giusti, acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide (con sede a Milano) fondata a Milano nel 1999 da Gabriele Nissim, Pietro Kuciukian, Ulianova Radice e Anna Maria Samuelli. Viene celebrata ogni anno il 6 marzo, anniversario della morte di Moshe Bejski, fondatore del Giardino dei Giusti.
A questo punto, commemorando le azioni dei Giusti, sorge una domanda ineludibile: “Che cosa avviene nel momento in cui un uomo, rischiando la vita, salva la vita di un altro?”
“Che cosa è accaduto nel momento in cui un uomo turco nascose ad altri suoi compagni di razzia la presenza in casa di una famiglia di amici armeni salvando loro la vita?”
Che cosa è accaduto quando il pretore Pellegrino Riccardi oltrepassò, senza esitazione il confine della legge, di cui fino ad un istante prima era stato garante, per salvare la vita di alcuni amici ebrei?”
“Che cosa è accaduto quando la poetessa Anna Achmatova (assunta qui a emblema di tutti martiri delle persecuzioni sovietiche), a cui era già stato fucilato il marito, in coda da 17 mesi per far visita al figlio imprigionato presso le carceri di Leningrado, disse sì ad un’altra donna, sua compagna di sventura, che le chiedeva di descrivere, dandone testimonianza, ciò che stava accadendo?”
“Che cosa è accaduto quando, nel dicembre, scorso in Kenya i passeggeri mussulmani di un autobus, sequestrato dai terroristi dell’Isis, si sono rifiutati di separarsi da quelli cristiani, salvando loro la vita?”
La risposta possiamo prenderla a prestito dalle parole che lo psicoanalista Carl Gustav Jung fece scolpire nel frontone dell’ingresso della propria casa, in quelle pronunciate ad apertura di un discorso sul genocidio armeno ad Assisi dal Console d’Armenia Pietro Kuciukian e, da ultime ma non ultime, da quelle di Papa Francesco in occasione della Messa con i fedeli armeni dove ha denunciato il genocidio degli Armeni, nell’aprile scorso.
“Vocatus atque non vocatus Deus aderit”
“Chiamato o non chiamato Dio sarà presente” (C.G.Jung)
“Un’intuizione giusta al momento giusto chi la può dettare se non uno Spirito? Gli Armeni chiamano il Vangelo Alito di Dio”(Pietro Kuciukian)
“Di fronte agli eventi tragici della storia umana rimaniamo come schiacciati e ci domandiamo perché. La malvagità umana può aprire nel mondo come delle voragini, dei grandi vuoti; vuoti d’amore, vuoti di bene, vuoti di vita. Ed allora ci domandiamo: come possiamo colmare queste voragini? Per noi è impossibile! Solo Dio può colmare questi vuoti che il male apre nei nostri cuori e nella nostra storia. E’ Gesù fatto uomo e morto sulla croce che colma l’abisso del peccato con l’abisso della Sua Misericordia.” (Papa Francesco)

Dedicare quindi un giorno alla memoria dei Giusti in questo nostro tempo, che come ci ricorda Papa Francesco, è “un tempo di guerra, una terza guerra mondiale”, di un tempo in cui “ancora sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi, decapitati, crocifissi, bruciati vivi, oppure costretti ad abbandonare la loro terra”, ricordare “è necessario, anzi, doveroso perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla”
Il male continua dunque ad esser vinto e la ferita a sanarsi ogni volta che l’io di un uomo sa riconoscere e dire di sì alla chiamata di quel Tu misterioso e misericordioso che lo interpella. E’ grazie a questo si che la persona diventa Giusta.
Ecco perché anche oggi è così importante “indicare solennemente” e “memorare” i Giusti. (LR)



Data

Sabato 30 Gennaio 2016 ore 10:00

Luogo

Biblioteca monumentale di San Giovanni, Parma