Ragusa: Viene il mattino

Incontro con padre Ibrahim Alsabagh


Il Centro Culturale Socio “Ibleo” è stato tra gli organizzatori dell’incontro testimonianza con padre Ibrahim Alsabagh, parroco di Aleppo. Testimonianza dalla Siria, la guerra e l’esodo di un popolo. L’ISIS, la persecuzione dei cristiani e il seme di novità piantato nel luogo più avverso e nel momento più impensabile.

Cronaca dell’incontro
«Prof, abbiamo bisogno di incontri così, abbiamo bisogno di sentirci dire queste cose». L’avvenimento di cui è grata la studentessa della scuola in cui insegno è quello svoltosi nell’Auditorium del Liceo Classico “Umberto I” di Ragusa con Padre Ibrahim Alsabagh. Succede di rado che quattrocento ragazzi si lascino attrarre dalla realtà che hanno davanti più che dalle immagini contenute nello smartphone che vibra loro in tasca. Quando accade è solo per una presenza eccezionale e padre Ibrahim, parroco di Aleppo, vicario del vescovo della città martire della Siria, non è tipo da passare inosservato.
In Sicilia per il conferimento del Premio don Puglisi, a Ragusa il frate francescano presenta il suo ultimo libro: Viene il mattino. Riparare la casa, guarire i cuori. Nella mia scuola, il dialogo con lui è l’occasione per osservare il dramma della Siria attraverso gli occhi di un testimone. Una breve descrizione geopolitica colloca la Siria al centro degli interessi presenti e futuri delle potenze che governano i flussi di petrolio, di gas e lo sfruttamento dei minerali utilizzati per far funzionare gli smartphones di cui sopra introducendoci alle immagini dei quartieri devastati di Aleppo.
Le case sventrate, le giornate trascorse al buio, i mesi senz’acqua che costringono la popolazione a trascinarsi per la città alla ricerca di acqua e gasolio al solo fine si sopravvivere un altro giorno. La gente che smette di curarsi per non privare i figli dell’indispensabile, i ragazzi che studiano alla luce delle candele per poter sostenere un esame. E poi le bombe «che tolgono il sonno e ti chiedi quando ti colpiranno». E soprattutto la solitudine. Quella «di quanti restano rintanati in casa, paralizzati dalla paura o dalla malattia o dall’età». Proprio per non abbandonare quella gente, dialogando con l’allora Custode di Terrasanta, mons. Pierbattista Pizzaballa, nel 2014, Ibrahim decide di andare nell’inferno di Aleppo.
Divisi in nove confessioni, un tempo il 30%, i cristiani costituiscono oggi il 4% della popolazione. L’obiettivo iniziale del frate è quello di riportare in chiesa la piccola comunità di cattolici rimasti in città «per pregare insieme per la pace, per farli sentire una comunità, per prendersi cura insieme dei bisogni di ciascuno». Dopo una lunga opera di convinzione, infatti -racconta padre Ibrahim- «il 25 ottobre del 2015, alla messa della domenica c’erano in chiesa ottocento persone. Ed è stato in quel momento – continua mostrando l’immagine della cupola della chiesa “bucata” da un ordigno-, proprio mentre la gente era in fila per l’eucarestia, che ho sentito un “tac” sulle nostre teste. Dieci secondi dopo, la deflagrazione della bomba rudimentale ha fatto tremare per quasi un minuto il pavimento della nostra chiesa immersa in una “nebbia” grigia per i calcinacci che cadevano insieme alle schegge di vetro delle finestre».
In realtà, la bomba artigianale piena di chiodi, deviata miracolosamente dal cornicione, scoppia a un centinaio di metri di distanza e non vi saranno morti. Il messaggio dell ISIS era chiaro -commenta- “restate rintanati nelle vostre case”!
Padre Ibrahim e i suoi confratelli, però, non cedono alla logica della guerra. «Insieme ai parrocchiani abbiamo cominciato ad aprire il pozzo del convento a tutti quelli che arrivavano chiedendo acqua, cristiani e musulmani. Con le donazioni di tanti cristiani d’Occidente abbiamo mandato in giro i camioncini con le pompe perché anche quelli che abitavano all’ultimo piano, magari ammalati, potessero avere di che lavarsi. Abbiamo chiesto a due amici ingegneri, che pensavano di lasciare la città perché senza lavoro, di aiutarci a ricostruire le case distrutte mentre il conflitto era ancora in corso perché la gente avesse un luogo dove vivere dignitosamente! E oggi, che le bombe sono più lontane e più rare, portiamo pacchi di alimenti alle famiglie e sosteniamo piccole attività imprenditoriali perché i nostri giovani non abbandonino la terra in cui, per la prima volta, ad Antiochia, i seguaci di Gesù, furono chiamati “cristiani”».
Una posizione umana invidiabile, quella del parroco di Aleppo, che vede tutto il male di cui gli uomini sono capaci e tutto il bene che spunta inaspettatamente, come i fiori, tra le macerie. Come i fiori nei vasi sistemati all’interno del missile che doveva sventrare la chiesa, recuperato dai parrocchiani. E l’ISIS? e Assad? «Se volete aiutare la Siria -raccomanda padre Ibrahim agli alunni della mia scuola – non cercate qualcuno a cui attribuire le colpe, ma dite di “sì” al bene nelle circostanze della vostra vita. Si espanderà fino ad Aleppo».
(Mario Tamburino)



Data

Venerdì 30 Novembre 2018 ore 18:30

Luogo

Salone Parrocchiale San Giuseppe, via Nenni 85, Ragusa