
“Il romanzo è nato perché mi sono messo in viaggio con i tre che sarebbero stati conosciuti con il nome di Re Magi, avevo bisogno di conoscerli come persone vive e reali, non statuine, dentro un tempo di caos sfrenato e pura violenza eppur così pieno di attesa – esattamente come il nostro: Melkhior, un vecchio sacerdote cieco che vede il cielo usando gli occhi degli altri e il proprio cuore, Balthasar un predone che non dà valore alla vita, Gasphar un giovane principe in cerca di vendetta. E poi arrivano Nabu, un bambino rimasto solo al mondo e pieno di domande inarrestabili, e Yumah, una ragazza bravissima nell’arte della guerra.
La carovana attraversa il deserto per raggiungere la Palestina governata con ferocia da Erode il Grande perché un’antica profezia e uno straordinario allineamento di pianeti indica che lì è nato il Dio di Luce, portatore di pace.
La stella “che hanno visto spuntare e che li precedeva” è l’eccezionale congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, avvenuta realmente per tre volte proprio nel tempo in cui, in una grotta di Betlemme, un falegname di nome Giuseppe assisteva la giovane moglie Miryam mentre dava alla luce il loro bambino.
Durante il viaggio è nato questo romanzo d’amore e d’avventura dentro e fuori di noi, che passa dai misteri del cielo a quelli del nostro cuore in un cammino dello sguardo che ci porta dal gelo della solitudine all’incontro con un bambino indifeso e con i suoi genitori, ultimissimi tra gli ultimi e poverissimi tra i poveri, eppure misteriosamente capaci di riempire il nostro cuore di una vita così nuova che, all’arrivo, il nostro viaggio non finisce ma anzi ricomincia.
Un passo alla volta, nella luce tenue ma tenace e inconfondibile della speranza, verso qualcuno che ci aspetta e che va oltre ogni nostra attesa e ogni nostro desiderio, così insignificante e così senza pari come può essere un bambino che dentro una grotta ci guarda dal fondo di una mangiatoia. Infinitamente piccolo, e al tempo stesso infinitamente inconfondibile.
Perché ci guarda così?” (Emmanuel Exitu)
