Benedetto XVI, l’uomo e il teologo

Gennaio 24, 2024
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C’era attesa per questo incontro sul contributo che Papa Benedetto XVI ha offerto alla Chiesa ed al mondo contemporaneo, e la risposta è venuta da un pubblico davvero numeroso.

Il Centro Culturale don Cesare Tragella, assieme all’Amministrazione Comunale di Magenta ed alla Comunità Pastorale cittadina, ha trovato anche l’interesse e l’adesione di altre associazioni della zona quali Il Decanato di Magenta, il Centro Cardinal Ferrari di Vittuone, l’Università de Magentino ed il Centro Culturale Shalom di Abbiategrasso.

La dotta introduzione del Prevosto di Magenta, don Giuseppe Marinoni, indica come Ratzinger abbia sempre puntato all’essenziale, e da qui si parte. L’intervento si conclude con le ultime parole di Ratzinger, in punto di morte: “Gesù ti amo”. Che sono le stesse di Santa Gianna Beretta Molla, sono parole che testimoniano una vita da santi.

È poi intervenuto don Ezio Prato, Docente di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale ed il Seminario Arcivescovile di Venegono, che ha iniziato con alcuni spunti da “Introduzione al Cristianesimo”, dello stesso Ratzinger. Uno dei rischi che vengono denunciati è quello di una grave incertezza nel trovare il contenuto ed il significato della fede cristiana. Giocare al ribasso con la fede, fino a ridurre la cosa più preziosa che c’è alla più inutile. L’altro punto è sull’incredulità: “Tutti condividono dubbio e fede, sempre che non cerchino di sfuggire a sé stessi ed alla verità della loro esistenza”.

Il cuore dell’intervento è stato comunque il primato di Dio, e la sua incidenza sulla vita.

Cos’ha portato Gesù? Ha portato Dio, ora conosciamo la strada che, come uomini, dobbiamo prendere. Solo la durezza di cuore ci fa ritenere che ciò sia poco. Questo è l’essenziale: e forse non è facile viverlo.

Dio non fallisce mai o, meglio, fallisce sempre: lascia giocare la libertà dell’uomo e trova dentro ad ognuno nuove opportunità di misericordia. Riguadagnare il cuore della fede non a cuor leggero, ma è la questione della vita.

L’ultimo a parlare è stato Mons. Riccardo Bollati, che “giocava in casa” essendo nato a Magenta, Docente di Dottrina Sociale della Chiesa nella facoltà di economia dell’Università Cattolica del Sacro Core di Roma e capoufficio del Dicastero della Dottrina della Fede. A lui, che ha avuto l’occasione di vivere accanto a Joseph Ratzinger per lunghi periodi, e di lavorare con lui, abbiamo chiesto di condividerne l’esperienza, di testimoniarci cosa gli ha lasciato, e come lo ha cambiato.

Siamo partiti dalla paternità: ogni frammento della realtà interessa. E questa attenzione alla realtà, che parte da una profonda umiltà, rende quest’ultima la sorgente della intelligenza stessa del Papa Emerito.

Ratzinger, ci testimonia, aveva fiducia in Dio. Vedeva tutti i problemi, mantenendo una fiducia totale nell’opera di Dio: “Dio controlla tutto, sembra che lasci andare le cose, ma riprende tutto nelle sue mani”.

Infine, qual era l’origine della sua forza umana? Quando Dio opera dentro la vita di una persona, porta a compimento quello che aveva già messo dentro di lui. La forza di Ratzinger deriva dall’integrità della sua coscienza. Quello che lui è stato, ho compreso, possiamo esserlo anche noi.

Il vero impatto sulla storia non viene dalle nostre capacità, ma da un livello diverso, da quale? E’ Dio che opera un cambiamento nella storia, un impatto reale nella realtà.

La coscienza in Benedetto XVI era la sua interiorità, totalmente centrata sull’amore alla verità, al bene, alla giustizia.

E’ possibile rivedere l’incontro sulla pagina YouTube del Centro Culturale don Cesare Tragella:  https://www.youtube.com/watch?v=Ef_vGubxfkc&t=20s


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