Genova: Mark Rothko. Vivere l’immagine, aspirare all’infinito
con Giuseppe Nifosì, storico dell’arte e autore di saggi sull’arte contemporaneaCarlo Steiner, artistaIn occasione della Mostra Rothko a Firenze allestita a Palazzo Strozzi a Firenze“Un dipinto non è l’immagine di un’esperienza, è un’esperienza”. (M. Rothko)Rothko dipingendo voleva esprimere dei propri sentimenti interiori o invece era mosso da una tensione in direzione di qualcosa posto fuori da sé? Era stato lui stesso a spazzare via ogni dubbio quando in uno dei suoi scritti aveva chiarito di non aver mai pensato che «il dipingere abbia niente a che vedere con l’espressione di sé. È trasmettere una visione del mondo che non appartiene a me stesso…». Parafrasando, dipingere significa dare spazio a ciò che sta oltre di sé. (G. Frangi)
I quadri di Rothko sono contemplativi, ideali finestre che si aprono su dimensioni “altre”, intensamente spirituali e misteriose. Rothko sembrò volersi porre di fronte all’estremo silenzio di profondità inesplorate, fatte non di paesaggi sconfinati ma di puri colori, che a volte rimandano a cieli rasserenanti, altre volte sembrano esplodere in bagliori di luce mistica. Un infinito cui ci si può abbandonare.(G. Nifosì)
