Milano: “Non c’è fine al mio stupore, al mio tacere. Ascolta” Wisława Szymborska
Valeria Rossella
poetessa, traduttrice
Jarosław Mikołajewski
poeta, reporter, traduttore
coordina Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore
Maria Wisława Anna Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012).
Premiata con il Nobel per la letteratura nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti è considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni e una delle più amate di tutto il mondo.
In Polonia i suoi libri hanno raggiunto cifre di vendita (500 000 copie vendute, come un bestseller). Aveva ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektórzy lubią poezję), che la poesia piace a più di due persone su mille.
I suoi versi e la sua figura vengono citati sulla stampa, alla radio e in televisione, comparendo in canzoni e spettacoli teatrali, in graphic novel e centinaia di siti web, blog e video.
E’ Cracovia la sua cultura, l’Università Jagellonica, l’influenza di Czeslaw Milosz, un periodo giovanile osservante del socialismo che poi rinnega avvicinandosi e collaborando alle riviste del Samizdat dei dissidenti e al movimento di Solidarnosc.
Libera, lucida, disincantata, la sua poesia traversa mode e stili per approdare alla registrazione di crudeltà e paradossi dell’io-nel-mondo, testimone illuminista che prende la parola non per mostrarci le magie del linguaggio ma usandola come strumento di percezione etica.
In terra di una Polonia europea, una ironica consapevolezza si incentra in colloqui interni, intimi ma sovversivi, che la poetessa offre al lettore. Il dramma del mondo non sono vaghe occasioni di protesta ma dettagli visibili che mettono in luce e alla prova l’interezza di sentimenti assoluti della vita, come testimonia la sua esemplare poesia dedicata al crollo delle torri gemelle di New York, nel 2001.
Ne parliamo con una figura di spicco della Polonia, poeta, giornaista e scrittore e con una poetessa e tradutrice delle opere di Szymborska.
