
Oltre 150 persone hanno riempito mercoledì 29/04 la Sala Zambelli della Camera di Commercio di Forlì per l’incontro “Cento ripartenze: la pace a un metro di distanza”, secondo appuntamento del ciclo culturale “Custodire l’umano, costruire la Pace: 800 anni dopo San Francesco”, promosso dall’APS Don Francesco Ricci in collaborazione con il Comune di Forlì, con il patrocinio della Diocesi di Forlì-Bertinoro e il contributo di CIA-Conad e BCC Ravennate Forlivese e Imolese.
Protagonisti della serata sono stati Giorgio Paolucci, giornalista e scrittore, già vicedirettore di Avvenire, autore dei volumi Cento Ripartenze (vol.1 e 2), accompagnato da alcune testimonianze provenienti anche dal territorio forlivese.
L’incontro ha affrontato il tema della pace partendo non dagli scenari internazionali, ma dalle ferite quotidiane delle persone: dipendenze, carcere, fragilità educative, solitudine, crisi familiari. Una pace raccontata come esperienza concreta di relazione, perdono e compagnia umana.
Ad aprire la serata è stato il vicesindaco di Forlì Vincenzo Bongiorno, che ha richiamato il significato profondo del perdono come “donarsi completamente” e ha ricordato la figura di SanPellegrino Laziosi, simbolo di una vita cambiata grazie a un incontro capace di accogliere e perdonare. Nel suo intervento, Paolucci ha raccontato la nascita del progetto Cento Ripartenze, nato negli anni del Covid dal desiderio di raccogliere storie vere di persone che, anche dentro il dolore, hanno ritrovato il gusto di vivere. «La fragilità – ha spiegato – può diventare il luogo in cui scopriamo ciò che è davvero essenziale».
Particolarmente intense le testimonianze che si sono alternate sul palco.
Da chi ha raccontato il difficile percorso vissuto accanto al figlio segnato dalla dipendenza e l’incontro con un’associazione nata per accompagnare famiglie ferite anche dalla tossicodipendenza. A chi passando per una storia di malattia, ha invece condiviso l’esperienza educativa nata attraverso una squadra sportiva costruita insieme a ragazzi fragili e spesso segnati da rabbia e disagio sociale. Fino alla testimonianza toccante di chi ha raccontato il proprio percorso dalla tossicodipendenza al carcere, paradossalmente luogo di riscoperta dell’umano e del rapporto con i figli; e di chi si è riscoperto come persona attraverso l’affronto di una disabilità in famiglia. “Questo è il tempo dei costruttori.” Ha commentato Paolucci, che ha definito i testimoni ascoltati nella serata “i risorti di oggi”.
A chiudere l’incontro è stato il Vescovo di Forlì-Bertinoro, che ha richiamato l’immagine della luce pasquale come simbolo della speranza che può riaccendersi anche nelle situazioni più buie: «Abbiamo bisogno di persone capaci di riaccendere la speranza nella pace possibile». «Spesso guardiamo chi cade o per una colpa, un fallimento, una fragilità, appunto, con uno sguardo che è un po’ stereotipato» dice in chiusura Maicol Sarpieri (presidente del centro culturale DFR). « Ridare un volto, come abbiamo cercato di fare questa sera, è la condizione per una pace possibile. L’altra condizione è il perdono, parola fuori moda. Dove non c’è perdono di sé e dell’altro, ci sarà sempre pretesa».
La lunga partecipazione e il clima di ascolto che ha accompagnato l’intera serata hanno mostrato quanto il tema della pace, quando incrocia le ferite concrete dell’uomo, continui a interrogare profondamente la vita delle persone e delle comunità.
Gli amici del Centro culturale Don Francesco Ricci – La Bottega dell’Orefice APS
