La questione

Per educarci alla pace

1 Settembre 2026
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È un abbraccio luminoso quello di Roseline Hamel e Nassera Kermiche sul palco del Meeting, a dieci anni dopo la morte di padre Jacques Hamel, il sacerdote di 86 anni assassinato il 26 luglio 2016 da due giovani terroristi jihadisti mentre celebrava la Messa nella sua chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Normandia.
La sorella del sacerdote e la madre di uno dei due giovani responsabili dell’omicidio, morto durante l’assalto delle forze speciali, hanno raccontanto al mondo che l’umanità può resistere sotto le macerie del terrore e che è l’amore, non la morte, ad avere l’ultima parola.
Aver guardato al dolore dell’altra, abitandolo senza pretendere di spiegarlo o cancellarlo, ha permesso a due solitudini che sarebbero potute restare paralizzate nella perdita e nella rabbia di creare un legame, una sorellanza nel dolore. «Chi può soffrire più di me?» Questa domanda si è fatta strada nel tempo di disperazione di Roseline. «Continuavo a pensare a quella madre, una madre come me. Dio mio, se fossi io questa madre… No, non posso lasciarla da sola perché sta soffrendo più di me. Madonna aiutami a seguire le orme di mio fratello». Ed è iniziato il primo contatto telefonico, ripetuto ogni due settimane fino alla domanda «posso incontrarla?» A cui la risposta di Nassera è stata: «Signora, è da tempo che vi aspetto»
Dal primo incontro nell’aprile del 2017 è nata un’amicizia discreta ma tenace, diventata per entrambe una risorsa vitale, il luogo in cui il dolore dell’una ha trovato ospitalità nel cuore dell’altra. Ne sono seguiti molti altri, fra cui la visita alla tomba di Adel e di padre Hamel; Roseline ha lasciato una preghiera nascosta sotto i sassolini della tomba di Adel che Nassera ha conservato e ha voluto consegnare al mondo: «Adel, l’animo di mio fratello, padre Hamel, mi conduce fino a te. E’ una testimonianza del suo perdono. La fede dei credenti è speranza. Il perdono è la via della pace. Prego il Dio di Abramo, padre di tutti i credenti, che tu possa trovare pace, che ti accolga con il suo Spirito di bontà e di misericordia….». «Mio fratello mi ha dato queste parole, era il linguaggio che ero abituata a sentire da mio fratello. Dopo due anni dall’attentato è stato lui che mi ha dato queste parole di perdono, frutto del suo martirio» ha affermato Roseline durante l’incontro.
Sono questi frammenti di umanità nuova la forza propulsiva a cui il Meeting di quest’anno vuole dare voce: una forza che si manifesta in carne e ossa nei luoghi più impensati della terra e che può rimettere in cammino popoli che oggi sembrano bloccati in un vicolo cieco della storia. La testimonianza di queste due donne apre una breccia nel futuro. Entrambe la chiamano speranza. Come afferma il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Meeting «È dall’umanità delle donne e degli uomini che si possono trarre le energie per rifiutare l’omologazione, la passività, l’odio, l’avversione al diverso, allo straniero, per educare alla pace».

Letizia Bardazzi (Quotidiano Meeting 22 Agosto 2026)

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