
Oltre cinquanta eventi organizzati da altrettanti centri culturali in tutta Italia in vista del voto. Con un’ipotesi su cui confrontarsi anche con chi la pensa diversamente
Da Trento a Bari, da Verona a Trieste e Macerata, sono stati oltre cinquanta gli eventi per approfondire i temi della riforma costituzionale sulla giustizia, oggetto del referendum del 22-23 marzo, a partire dal volantino della Compagnia della Opere “Una scelta consapevole per una giustizia più giusta”. Dibattiti pubblici non ideologici, momenti di dialogo e incontro, non per affermare un’opinione o parteggiare per uno schieramento, ma per prendere sul serio l’invito che faceva don Luigi Giussani fin dal 1969 quando diceva al Centro culturale Peguy che «se c’è una cosa anticristiana è lo staccarsi da ciò che ci circonda, è il non prendere la propria responsabilità».
Ecco perché, il documento della Cdo è stato per molti Centri culturali uno strumento di lavoro personale e collettivo. E ha aiutato a cogliere alcuni aspetti decisivi della riforma, dando fiducia al giudizio nato dal lavoro comune, certi di poter verificare anche in questa occasione la verità dell’incontro cristiano e la pertinenza della fede alla realtà. Gli incontri non solo hanno dato conto di tutte le posizioni, lasciando poi al singolo l’onere della decisione, ma hanno spesso suggerito un approfondimento proprio del volantino, con un percorso di giudizio. Mettendo anche in evidenza quanto potrebbe essere migliorato nella riforma.
«Ci siamo resi conto che, nonostante l’importanza del tema, c’è grande disinteresse, anche tra i giovani», racconta Stefania Stacchiotti del Centro Cultura nuova di Macerata. «Perciò abbiamo puntato sul fatto che la giustizia non è solo una questione per “addetti ai lavori”, ma un fatto che riguarda l’esperienza elementare di ognuno, dalla quale non ci si può sottrarre».
«Abbiamo preso un rischio», spiega Nicola Sabatini del Centro culturale Kolbe di Varese, riferendosi alla proposta del volantino della Cdo. «Ma c’è un dato di cui tutti fanno esperienza: ciò che permette la conoscenza e la scoperta è l’emergere di una ipotesi chiara, che non disdegna di arrivare anche alle conseguenze più dettagliate. Nella possibilità di verifica di una proposta, il guadagno è sempre un incremento della conoscenza, anche se l’ipotesi fosse smentita. Perché l’ipotesi offre un’apertura positiva che spinge a una verifica personale, mettendoci al lavoro».
E anche nel dialogo fra posizioni contrapposte si trova sempre un contributo costruttivo, come sottolinea Roberto Gabellini del Portico del vasaio di Rimini: «Le nostre iniziative pubbliche, in particolare quelle su temi socialmente e politicamente rilevanti, sono sempre la prova che avere una posizione non è preclusivo di un dialogo franco e amichevole con chi ha opinioni differenti. Anzi, la lealtà e l’apertura nei confronti degli ospiti sono sempre un fattore inaspettato per tutti. Per chi ci incontra, la possibilità di un dialogo è probabilmente la sorpresa più significativa, che nasce dall’ascolto e, appunto, dalla nostra tensione a incontrare ogni persona al livello più profondo dell’esistenza e delle sue domande».
Letizia Bardazzi, presidente Associazione Italiana Centri culturali
CLONLINE.org
17 marzo 2026
